La casa si trova in prossimità degli scogli che lambiscono il mare. È come uno dei maggiori hotel di Venezia, dove la gondola è pronta a salpare in fondo alla scala che scende sin in acqua. La facciata della casa non è certamente eccezionale, ma i canali che si insinuano tra gli isolotti potrebbero facilmente competere con le calle veneziane.
È così che Carl Dons riferisce del complesso edificato di Glea quando vi arrivò in un giorno del 1940. La breve citazione dice molto: che tutto lo spazio sull'isola era utilizzato dalle costruzioni edificate al limite della terra emersa, quasi leggermente accarezzate dalle onde del mare, e che questa comunità era raggiungibile solo attraverso l'utilizzo delle imbarcazioni. Qui ci sono molte isole piccole e grandi e bisogna servirsi delle barche per poterle raggiungere tutte.
Un ritratto autentico
Un altro ritratto autentico della piccola comunità di pescatori ci venne offerto da Håkan Mørne dopo che era stato in quei luoghi qualche anno prima:
La piccola barca a vapore che ci aveva condotto qui attraversò un arcipelago in un dedalo di isolette e barche e giunse sotto un'antenna radio presso il molo del commerciante Pedersen, sull'isola di Glea. L'insediamento ricopriva non più di una decina di acri di terra, ma comprendeva un negozio, la posta, il radiotelegrafo, una casa di cura, magazzini, le casette dei pescatori, locande e una grande quantità di case coloniche. Accanto alle case le rocce erano ricoperte di rastrelliere colme di merluzzi appesi, e intorno alle spiagge si susseguivano banchine di legno con attracchi vecchio stile, che assomigliavano a ruote di mulino montate tra alti pali. In effetti, tra costruzioni e altre testimonianze dell'attività umana c'era così tanto sull'isoletta che essa era quasi al limite della sua capienza.
Glea oggi
Oggi l'isoletta ha la stessa conformazione delle altre piccole isole, sono stati realizzati grandi riempimenti per collegare gli isolotti e realizzare strade pianeggianti per i mezzi di trasporto nell'ottica di una produzione più moderna. Prima, infatti, pescatori e produttori erano costretti a trasferire di volta in volta i merluzzi – prima a bordo della barca, poi a terra, quindi sulla banchina per ripulirli dalle interiora, poi in un bidone per il risciacquo, quindi alla legatura a coppie prima di gettarli nelle ceste per essere finalmente trasportati alle rastrelliere ed essere appesi e lasciati essiccare all'aria aperta. Questa articolata lavorazione ha fatto in modo che si potesse ottenere uno stoccafisso perfetto, forse all'altezza della selezione di prima qualità nella classificazione detta Hollender o Bremer.
Modernizzazione
Al giorno d'oggi molto è automatizzato, ma una caratteristica è rimasta invariata: l'ottima qualità del prodotto finale. Attualmente i Pedersen hanno ancora un ruolo di prim'ordine a Glea. Gran parte dei primi insediamenti descritti da Mørne sono stati preservati – si erge tuttora infatti la casa del telegrafo e la casa colonica come appariva un tempo, e dietro la collina vi è uno dei pozzi pubblici che fu costruito per quando il villaggio dei pescatori era in carenza d'acqua. Ma probabilmente le banchine appaiono oggi in modo diverso: la produzione ittica ha subito uno sviluppo controllato, sono state realizzate aree di produzione e spazi di ricevimento del pescato, ed ogni metro quadrato viene utilizzato razionalmente.
Molto è automatizzato
In un grande magazzino realizzato sulla vecchia banchina di attracco del traghetto ci sono le linee di lavorazione del merluzzo nei mesi invernali. Qui i pesci vengono legati a due a due, uniti per le code in modo che possano essere appesi ad essiccare. Quando arriva la primavera, il grande deposito si riempie del pesce ormai disidratato che verrà successivamente sottoposto a selezione.
Fate attenzione
Fate attenzione quando visitate la zona e rispettate i segnali di accesso vietato. Questi sono infatti opportunamente collocati sia per fornire a coloro che lavorano nell'azienda gli spazi di cui necessitano per la loro attività sia per garantire che i visitatori non siano esposti ai rischi creati dai muletti o dai camion che sfrecciano sull'area a ritmo intenso e continuo. Vi è anche la possibilità di prenotare delle visite guidate sia allo stabilimento produttivo che alla zona di selezione dello stoccafisso.
https://en.wikipedia.org/wiki/Boknafisk
Testo tratto dal libro: Elisabeth Johansen / John Roald Pettersen: LOFOTEN en kulturminneguide Orkana 2018
Bibliografia:
Dons, Carl: De tusen øers land. Johan Grundt Tanum, Oslo 1946
Mørne, Håkan: Værbitt sagaland. P.F. Steensballes boghandels eftg. (Bj. Reenskaug) 1939
Traduzione di Daniela Santori
Illustrazioni:
Glea, fotografie di: Nordlandsmuseet e Elisabeth Johansen
Olaf Johan Pedersen è il direttore generale della AS Glea e raccoglie abitualmente il "boknafisk" (pesce semiessiccato) dalle rastrelliere. Un buon pesce semiessiccato deve rimanere appeso cinque settimane, dice Pedersen, in quanto a Røst vengono appesi pesci di grosse dimensioni. In altri luoghi molti affermano che siano sufficienti due o tre settimane. Il merluzzo viene infatti diviso in due parti e richiede tempi di essiccazione molto più brevi.


















