Disponiamo di un resoconto piuttosto importante, da parte di un testimone oculare, in merito al commercio di stoccafisso diretto a Bergen e della vita nella comunità di pescatori e agricoltori di Røst nel XV secolo. È la storia del commerciante e nobile veneziano Pietro Querini e del suo equipaggio che si arenò nelle scogliere di Røst nel gennaio 1432. Querini stesso scrisse la sua versione della cronaca del viaggio e l'equipaggio dettò il proprio racconto a uno scrivano di Venezia. Le cronache sono tuttora disponibili nella biblioteca del Vaticano a Roma e sono state tradotte in diverse lingue, tra cui il norvegese.
https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Querini
La nave veneziana, La Querina, partì da Creta con a bordo un equipaggio di 68 persone il 25 aprile del 1431. La Querina era una grande cocca di 700 botti, carica di vino, spezie, cotone e altre merci pregiate. La destinazione finale dovevano essere le Fiandre, probabilmente Bruges, ma la nave fu colta da una violenta tempesta e iniziò ad andare alla deriva in direzione nord, attraverso il Mare d'Irlanda e ancora oltre fino all'Oceano Atlantico a nord. Il 17 dicembre 1431 l'equipaggio abbandonò la nave e trasbordò su due scialuppe di salvataggio in quello che deve essere stato un lungo e terribile viaggio, a bordo di due piccole imbarcazioni, in acque sconosciute, fredde e minacciose. Solo una delle due imbarcazioni sarebbe giunta a terra.
Un luogo deserto?
Nonostante i naviganti sbarcarono in quello che apparentemente sembrava un luogo deserto all'estremo nord, essi furono salvati dai pescatori del posto, un popolo che si scoprì essere un ramo di quella stessa rete di commercianti cui appartenevano anche i veneziani. Erano approdati ai confini estremi del mondo fino ad allora conosciuto, visto dalla prospettiva di Venezia, e qui si produceva un prodotto – lo stoccafisso – che consentiva alla popolazione locale di acquistare parecchia merce da altri posti.
https://it.wikipedia.org/wiki/Venezia
”Essiccano lo stoccafisso al sole e al vento senza sale”
A Røst vengono ben accuditi dalla popolazione locale. Querini racconta che gli abitanti dell'isola hanno animali da fattoria. Ogni fattoria possiede mucche che forniscono il latte, e le docili anatre, ossia gli edredoni, che danno uova e piume in primavera. Ma è il pesce la loro vera fonte di sostentamento.
Querini racconta:
Prendono fra l’anno innumerabili quantità di pesci, e solamente di due specie: l’una, ch’è in maggior anzi incomparabil quantità, sono chiamati stocfisi; l’altra sono passare, ma di mirabile grandezza, dico di peso di libre dugento a grosso l’una.
I stocfisi seccano al vento e al sole senza sale, e perchè sono pesci di poca umidità grassa, diventano duri come legno. Quando si vogliono mangiare li battono col roverso della mannara, che gli fa diventar sfilati come nervi, poi compongono butiro e specie per darli sapore: ed è grande e inestimabil mercanzia per quel mare d’Alemagna.
Un'antica tradizione
Il fatto che lo insaporiscano con le spezie può indicare che questi fossero gli ingredienti di un piatto cucinato a caldo. Ma utilizzare lo stoccafisso quasi come pane carta musica con il burro sopra è un'antica tradizione che ancora sopravvive in Islanda e nelle isole Fær Øer. In Islanda è comune mangiarlo come snack e lo chiamano harðfiskur með smjöri, mentre nelle isole Fær Øer usano il lardo della balena pilota insieme allo stoccafisso. Ciò che tuttavia è particolare di Røst è che, come Querini riferisce, si usassero le spezie. Non viene sfortunatamente riportato di quale tipo di spezie si trattasse.
https://it.wikipedia.org/wiki/Allium_cepa
L'angelica e la cipolla
Erano certamente poche le colture sull'isola di Røst, così come anche Querini e l'equipaggio descrivono, ma forse venivano coltivate alcune piante comuni come l'angelica e la cipolla. Querini e i suoi uomini conoscevano bene il commercio delle spezie, avendone Venezia dominato a lungo il commercio nel Mediterraneo orientale. Risulta dalla storia e dai ritrovamenti archeologici che la popolazione di Røst aveva la possibilità di acquistare articoli di lusso, quali allora erano le spezie, a Bergen. Vi era una serie di spezie reperibile nell'area anseatica in quel periodo, tra cui la cannella, il pepe e lo zenzero, e numerosi dei piatti a base di stoccafisso risalenti al medioevo venivano preparati insaporendoli con spezie esotiche di vario tipo.
I primi testimoni oculari veneziani
Non fu Querini a portare per primo lo stoccafisso in Italia, questo è un mito. Ma la storia non perde comunque di fascino. I commercianti veneziani commerciavano in Inghilterra e nelle Fiandre dove lo stoccafisso rappresentava una merce importante. Quindi una merce da commercio nota, come lo stesso testo di Querini lascia a intendere. Ma Querini e il suo equipaggio sono senza dubbio stati i primi testimoni oculari veneziani di come e dove veniva prodotto lo stoccafisso.
La mappa del mondo
Alcune informazioni sulla Norvegia e su Røst si diffusero a Venezia dopo che divennero note le storie di questi viaggi. Del tempo di Querini esiste un interessante documento di come ci si immaginava il mondo dalla prospettiva di Venezia. La mappa del mondo di Fra Mauro del monastero di San Michele a Venezia fu realizzata intorno al 1450 e oggi la si trova esposta al Museo Correr di Venezia. Fra Mauro, che era stato anche lui commerciante, ricavò le informazioni di cui si è servito per disegnare la mappa tra gli altri dai commercianti veneziani, e sulla mappa viene infatti riportato anche il viaggio di Querini. Querini stesso e altri a lui vicino hanno probabilmente rappresentato la fonte delle informazioni riportate sulla mappa.
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Correr
È possibile che lo stoccafisso sia arrivato in Italia da più parti. La Germania meridionale aveva già da tempo una tradizione di stoccafisso, e l'Italia non era poi così lontana. Ma la maggior parte dello stoccafisso deve tuttavia essere giunto via mare. Chi in Italia andava per mare conosceva lo stoccafisso come scorta alimentare e merce di commercio nelle Fiandre e in Olanda, ed è possibile che siano stati loro a introdurre lo stoccafisso nei porti italiani. Le zone italiane dove si ritrova la tradizione dello stoccafisso sono tutte vicine o corrispondenti a porti importanti come ad esempio Genova, Livorno, Napoli, Messina, Reggio Calabria, Brindisi, Ancona, Venezia e Trieste al confine con la Slovenia.
https://it.wikipedia.org/wiki/Messina
Sappiamo con certezza che lo stoccafisso era un alimento conosciuto in Italia nel XVI secolo, dato che il famoso cuoco del papa, Bartolomeo Scappi, cita una serie di piatti a base di stoccafisso nel suo libro di cucina del 1570.
A Bergen con lo stoccafisso
E poi nel mese di maggio si partono di quel scoglio con una sua grapparia grandetta, di botte 50, narra ancora Querini nella sua cronaca da Røst. Nel resoconto dell'equipaggio leggiamo anche che l'imbarcazione era comandata dal loro ospite, che era pescatore, dai suoi tre figli e da alcuni altri parenti. Insomma erano gli stessi abitanti di Røst che portavano la loro barca a Bergen. Questo è il primo concreto resoconto che conosciamo che testimonia il trasporto dello stoccafisso verso sud ad opera di pescatori locali del nord. Probabilmente questo costituisce un esempio dell'organizzazione chiamata "jektefarten" – il trasporto di merci dalla Norvegia del nord – e che più tardi divenne nota come "bygdefaret".
Un pescatore locale, era lo skipper
Il comandante che possedeva la barca era spesso originario del posto, così come riferisce Querini quando scrive che la persona che li aveva ospitati, un pescatore locale, era lo skipper. Quest'ultimo aveva un accordo con altri del posto per trasportare a Bergen lo stoccafisso che avevano prodotto in cambio di un'imposta. L'equipaggio, i cosiddetti "håsetene", era formato da rappresentanti dei pescatori del posto.
Querini prosegue:
e cargato detto pesce conduconlo in una terra di Norvegia, per miglia oltra mille, chiamata Berge, dove a quella muda di molte parti vengono navi di portata di botte 300 e 350, cariche di tutte le cose che nascono in Alemagna, Inghilterra, Scoccia e Prusia, dico necessarie al vivere e vestire.
Querini racconta del periodo prima della partenza di maggio:
Ma prima alcuni giorni, pervenuto a notizia di una donna, moglie del principal rettore di tutti gli scogli, il quale da quelle parti era absente, del capitar nostro in quel luogo, mandò un suo cappellano con la sua barca, che vogava a remi 12, e a me come principale portò in nome di detta donna pesci 60 stocfisi indurati al vento, e pani tre grandi rotondi a nostro modo di segala.
Pagamento per il soggiorno
Il rappresentante, un monaco tedesco, chiese a Querini e al suo equipaggio di pagare per il loro soggiorno a Røst. Loro gli consegnano alcuni oggetti in argento. " Nel giorno della partenza nostra [...] venendo il frate con noi per visitar il suo arcivescovo e portarli dell’acquistate robe la parte sua", narra Querini.
Sappiamo che nel XVI secolo l'arcidiocesi, che era il principale esportatore di stoccafisso del paese e pertanto guadagnava bene dal commercio dello stoccafisso, aveva un cosiddetto "setesvein", ossia un rappresentante fiduciario, a Røst, cosa che corrisponde bene alla descrizione di Querini. Le decime, le multe e le tasse venivano spesso pagate alla chiesa in natura. È noto dalle fonti a disposizione che il "setesvein" di Røst nel 1521 era direttamente coinvolto nel commercio dello stoccafisso diretto a Bergen. Sappiamo inoltre che a Røst vi erano diritti nobiliari che includevano i diritti alla pesca e probabilmente anche la proprietà di alcune fattorie. Queste informazioni ci forniscono un 'idea di quale fosse la struttura del potere nella società dell'epoca. Era importante far risaltare il potere e la presenza su un'isola che, per via della stoccafisso, era importante.
Partenza da Røst
Querini, i suoi uomini e l'uomo dell'arcivescovo partirono pertanto da Røst a bordo dell'imbarcazione che trasportava stoccafisso alla fine di maggio. Non sappiamo di che tipo di imbarcazione si trattasse. L'equipaggio racconta che l'imbarcazione venne governata a remi attraverso uno stretto per poi proseguire la navigazione in tratti più aperti.
Mentre erano diretti verso sud, Querini narra di un incontro interessante:
Avenne che per il cammino s’incontrammo in quello arcivescovo che ‘l frate andava a visitare, qual era superiore di tutti quei luoghi e scogli, nominato archiepiscopus Trundunensis, con due suoi belingieri che venivan remorciati: e la sua compagnia era da persone oltra ducento.
L'uomo che incontrarono era Aslak Bolt, l'arcivescovo e il più grande commerciante di stoccafisso del paese.
Testo tratto dal libro: Elisabeth Johansen, Anne Cecilie Pedersen, Einar Stamnes (eds.): TØRRFISK – kystkultur, kokekunst, Querini, Orkana 2018.
Bibliografia:
Berge, Geir. (1996) Tørrfisk. Thi handlet du red’lig og tørket din fisk. Stamsund: Orkana Forlag
Bertelsen, Reidar (1978) Lofoten og Vesterålens historie 1500–1700. Stavanger: Dreyer a/s
Harwood, Jeremy. (2010) To the ends of the Earth: 100 Maps that changed the Earth. London: David & Charles
Joensen, Jóan Pauli (2015) Bot og Biti. Matur og matarahald i Føroyum. Tórshavn: Faroe University Press.
Magnus, Olaus. (ny utgave 2010) Historien om de nordiska folken. Hedemora: Michalisgillet og Gidlunds förlag.
Nielssen, Alf Ragnar (red.) (2014) “Fangstmenn, fiskerbønder og værfolk” i Norges fiskeri og kysthistorie. Bind 1. Bergen: Fagbokforlaget
Sølvberg, Ingvild Øye. (red.) (1980) Mat og drikke i middelalderen. Bergen: Bryggens Museum
Wallem, Fredrik M. (1893) Handelen med Tørfisk og Klipfisk. Kristiania: Fabritius
Wold, Helge A. (2004) Querinis reise. Il viaggio di Querini. Stamsund: Orkana forlag
Traduzione di: Enrica Sollaino / Itra språktjenester på italiensk
Arte di strada UpNorth che rappresenta il naufragio di Querini, Glea. Fotografia di: Kjell Ove Storvik
Illustrazioni:
UpNorth street art / L'arte urbana di UpNorth con il tema del naufragio di Querini, a Glea. Fotografia di Kjell Ove Storvik
Venezia è una città fondata sul commercio e sulla navigazione. Qui il Canal Grande. Fotografia di Alex West / Stockphoto
Dal mappamondo di Fra Mauro del 1450. Nel testo è riportato Nella provincia Norvegia, Piero Querini è giunto a terra. Fotografia di Elisabeth Johansen
La Carta Marina di Olao Magno del 1539 mostra agghiaccianti zone anche della Norvegia del Nord. Tratto dalla Carta Marina Wikimedia Commons.
Dal ricettario di Bartholomeo Scappi. Fotografia di Wikimedia Commons
Dall’inaugurazione della stele commemorativa eretta a Sandøya nel 1935, 500 anni dopo il naufragio di Querini. Fotografia
Tre tipi di navi dalla mostra del Museo Marittimo di Chania a Creta. Fotografia di: Elisabeth Johansen


















